Principi biblici per regolare il modo di parlare nelle discussioni in famiglia

Estratto dal libro Guerra di parole di Paul D. Tripp, pubblicato da Alfa & Omega

Quali sono gli elementi di un confronto completamente biblico? Cosa possiamo fare per evitare le insidie implicite nelle discussioni in famiglia? Per rispondere a queste domande vorrei presentarvi un modello di confronto che utilizza la parola ENCOURAGE come acrostico.

Esaminate il vostro cuore. Il confronto comincia sempre da noi stessi. Dev’essere così, perché tutti abbiamo problemi con il peccato che abita in noi. Dobbiamo accertarci di affrontare prima di tutto la nostra rabbia, la nostra impazienza, la nostra convinzione di essere nel giusto e la nostra amarezza. Quando iniziamo con la nostra confessione, ci poniamo in una posizione migliore per invitare qualcun altro a confessare il proprio peccato. 

Notate la vostra chiamata. Ricordate che il confronto non è basato sulla vostra opinione della persona. Siete lì come ambasciatori e il vostro compito è quello di rappresentare fedelmente il messaggio del Re. In altre parole, il vostro compito è quello di aiutare le persone a vedere e accettare la visione di Dio per loro.

Controllate il vostro atteggiamento. Le vostre parole sono pronunciate con bontà, umiltà, gentilezza, pazienza, perdono, tolleranza, compassione e amore? Se manca tutto questo sarà impossibile avere un confronto che onori Dio e che produca cambiamento. Dobbiamo controllare il nostro messaggio e il nostro atteggiamento mentre parliamo.

Osservate le vostre colpe. È di importanza vitale affrontare un momento di confronto, con un umile riconoscimento di ciò che siamo realmente. Quando ammettiamo il nostro bisogno del perdono divino, siamo in grado di essere pazienti e pronti a perdonare coloro che Dio ci chiede di incoraggiare.

Usate le parole con saggezza. Un confronto efficace richiede preparazione, in particolare per le nostre parole. Dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci a utilizzare le parole per portare il suo messaggio e non essere d’intralcio.

Riflettete sulla Scrittura. Il contenuto del confronto è sempre la Bibbia. Ci guida rispetto a quello che dobbiamo dire e al metodo che dobbiamo utilizzare. Dobbiamo affrontare i momenti di confronto verbale con una comprensione specifica di quello che la Scrittura dice a proposito. Ciò implica molto di più della citazione di passi biblici a sostegno della nostra posizione. Implica la comprensione di temi, principi, prospettive e comandamenti della Scrittura, che modellino il nostro modo di pensare riguardo al problema.

Ascoltate sempre intenzionalmente. Il confronto più efficace, fatto nel migliore dei modi è quello interattivo. Dobbiamo dare alla persona l’opportunità di parlare, dal momento che non possiamo guardare nel suo cuore o leggere la sua mente. Dobbiamo dare gradire le sue domande e fare attenzione ai segni che dimostrino che comincia a vedere le cose nel modo in cui dovrebbe vederle. Dobbiamo cercare nelle sue parole una vera confessione e un impegno verso azioni più specifiche di pentimento. Ascoltando, impariamo dove siamo nel processo di confronto.

Garantite tempo per la risposta. Dobbiamo dare tempo allo Spirito Santo per operare. La Scrittura non ci ha mai promesso che, se il nostro confronto verbale è ben fatto, avremo immediatamente la confessione e il ravvedimento della persona. Anzi, la Bibbia ci insegna che il cambiamento è solitamente un processo. Dobbiamo conformarci alla pazienza che Dio ci ha concesso. Questa pazienza non compromette l’opera divina di trasformazione, ma scaturisce dall’impegno.

Esortate la persona con il Vangelo. La grazia maestosa di Dio, il suo amore senza confini, il suo aiuto costante, costituiscono la ragione per cui possiamo abbandonare i nostri peccati. La Scrittura dice che la bontà di Dio porta le persone al ravvedimento (Romani 2:4). Le verità espresse nel Vangelo, sia la sua sfida che il suo conforto, devono colorare il nostro confronto verbale. Immaginate quanto bene può scaturire quando il confronto non è un bastone, ma una luce, non una sentenza di giudizio, ma un’esortazione amorevole al cambiamento, non un frase priva di speranza, ma un incoraggiamento a perseverare nella battaglia, finché la guerra non sarà vinta! Tutti noi, in un modo o nell’altro, combattiamo con la stanchezza, lo scoraggiamento, il dubbio, la ribellione, l’inganno, la convinzione di essere nel giusto, la confusione. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi Cristo, ricordandoci la fede che avevamo ed esortandoci ad avere un cuore pieno di fiducia. Tutti abbiamo bisogno che la nostra cecità sia guarita, non solo la cecità che ci impedisce di vedere il peccato, ma anche quella che ci impedisce di vedere Cristo! Solo alla luce della sua grazia possiamo trovare una ragione per confessare e abbandonare il peccato. Questo è l’incoraggiamento di cui abbiamo bisogno quotidianamente.

Non arrendiamoci! C’è una ragione per andare avanti! Aprite gli occhi alle verità di Dio, lasciate che persuadano il vostro cuore, aprite la vostra vita alla sua grazia e seguitelo per fede. C’è aiuto e c’è speranza!