Il principio fondamentale del calvinismo

Benjamin B. Warfield

Il principio fondamentale del calvinismo consiste in una profonda percezione di Dio nella sua maestà, accompagnata dall’inevitabile e intensa realizzazione dell’esatta natura della relazione sostenuta verso di lui dalla creatura in quanto tale e, in particolare, dalla creatura nel suo stato di peccato.

Colui che crede in Dio senza riserve e ha determinato che Dio sia per lui Dio nella sfera del pensiero, dei sentimenti e della volontà, in tutto l’ambito delle sue attività intellettuali, morali, spirituali e in ogni relazione individuale, sociale e religiosa, è, in virtù di quella strettissima logica che presiede sull’esternarsi dei principi nell’aspetto intellettuale e pratico della vita e per la stessa necessità di questo caso, un calvinista.

Dunque, nel calvinismo, parlando oggettivamente, il teismo è asserito nel modo più coerente, in senso soggettivo, il rapporto religioso raggiunge la massima purezza e dal punto di vista soteriologico la verità evangelica trova la sua piena espressione e ottiene una stabilità sicura.

Il teismo è asserito nella modo più coerente solo quando è poggiato su una concezione teleologica dell’universo, la quale, nell’intero corso degli eventi, percepisce l’ordinato compimento del piano di Dio, che è artefice di tutte le cose, colui che le preserva e le governa e la cui volontà è, di conseguenza, la causa prima di tutto.

La religione raggiunge la massima purezza non quando l’atteggiamento di assoluta dipendenza da Dio è assunto nel pronunciare una preghiera, ma quando è mantenuto in tutti gli aspetti dell’esistenza, in quello intellettuale, emotivo e pratico.

Infine, la verità evangelica trova una stabilità sicura solo quando l’anima riposa in quella fiducia che umilia e che svuota dall’egoismo, in quanto confida esclusivamente nel Dio di ogni grazia quale fonte immediata ed unica dalla quale scaturisce l’efficacia della sua salvezza.

Queste sono le realtà che costituiscono i principi formativi del calvinismo.